L’arte è un gioco di strada

Esposizione multimediale sul paese museo di San Sperate
Praça da Liberdade, Vila Nova de Cerveira (PT)
1 agosto – 31 dicembre 2020

organizzazione
Comune di San Sperate e Noarte paese museo
in collaborazione con
Fondazione di Sardegna – Regione Autonoma della Sardegna

curatoria
Officinevida

progetto espositivo
Officinevida + Gianni Melis

Quando l’arte scende per strada può accadere che i confini tra opera, artista, pubblico, committente, mecenate… si facciano sfumati: l’opera diviene un pretesto per incontrarsi e crescere insieme; la comunità si fa opera d’arte; l’artista – se forestiero – “prende la cittadinanza” di un villaggio o di un quartiere che prima di allora probabilmente nemmeno conosceva, ma che rimarrà la sua casa per tutta la vita.
Succede che gli elementi e gli spazi architettonici (piazze, strade, muri, cortili) diventino più che mai luoghi. D’incontro, di scambio, di confronto. Il comunicare l’arte passa in secondo piano perché è l’arte stessa che diventa comunicazione.
Forse è troppo azzardato chiamarla Arte! Sicuramente non ci si sbaglia se la si chiama gioco, anche perché come ci insegna Huizinga “prima è gioco, poi diventa cultura“.

L’installazione multimediale – ospitata nella piazza principale della cittadina portoghese – racconta e tenta di far vivere/sperimentare al pubblico della XXI Biennale d’Arte di Cerveira ciò che è accaduto in Sardegna più di cinquant’anni fa e che continua a rigenerarsi giorno dopo giorno. Era giugno del 1968 quando un paese fatto di fango e paglia, in cui il marrone della terra era il colore dominante, assunse i toni di un bianco abbagliante. Una straordinaria intuizione supportata e alimentata da un collettivo desiderio di riscatto, mutuò un rituale tradizionale (abbellire le strade con candide lenzuola ricamate, rami di alloro e menta selvatica per il passaggio delle processioni relie d’Agiose) in un atto performativo (imbiancare i muri con la calce) dall’esito – materiale e immateriale – permanente. Giovani e bambini iniziarono a disegnare e dipingere sui muri, con loro tantissimi artisti provenienti da ogni parte del mondo. Il muro, da elemento di separazione tra spazio pubblico e spazio privato, si trasformava in elemento di unione, di comunicazione, un supporto alla partecipazione sociale di una comunità capace di costruirsi una nuova identità e di aprirsi a realtà culturali esterne; e la strada uno straordinario terreno di gioco.
È accaduto a San Sperate. Così come con varianti altrettanto autentiche ad Orani, Ulassai, Vila Nova de Cerveira… e continua a propagarsi ovunque ci sia una comunità pronta a mettersi in gioco.

Le stagioni di matericità e cromatismi del paese museo – dalla terra, alla calce, al colore, alla luce – rivivono in trentotto grandi tubi che si incontrano in piazza, come una comunità. Creano un gioco di vuoti e pieni nel quale il visitatore può perdersi, ascoltare racconti, sbirciare nella storia e nelle storie, scrivere la sua.

L’arte è un gioco di strada
Iscriviti alla mailing list