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TERRITORIÓS IMAGINADOS

 

mostra d'arte contemporanea portoghese
San Sperate - Museo del Crudo
4.05 - 30.06

Le opere sono esposte presso il Museo del Crudo di San Sperate in via Roma 15.
L'ingresso è gratuito e gli orari di apertura sono i seguenti: Martedì - Domenica: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La collaborazione pluriennale tra la Fondazione Biennale d’Arte di Cerveira e il Paese Museo di San Sperate giunge ad un nuovo traguardo. 

Dopo aver festeggiato insieme i nostri cinquanta e i loro quarant’anni, in un 2018 altamente simbolico perché Anno Europeo del Patrimonio Culturale, l’esposizione “Territorios Imaginados” rappresenta uno stimolante momento di condivisione e di riflessione su un tema profondo e poliedrico come quello della migrazione, supportato dal linguaggio universale dell’Arte. 

Un patrimonio materiale che migra, il loro. Un patrimonio immateriale che accoglie, il nostro; pronto ad arricchirsi ancora una volta di scambi e confronti.

E sono proprio questi ultimi la linfa vitale del Paese Museo. Le più di cinquecento opere d’arte nello spazio pubblico, realizzate in dieci lustri da artisti di tutto il mondo, raccontano storie di incontri, amicizia, socialità, interessanti differenze che fanno crescere. Sono il riscatto sociale e culturale di una piccola comunità che ora scopre la sorprendente affinità con il percorso intrapreso a 1.500 Km di distanza dal Villaggio delle Arti di Vila Nova de Cerveira. 

L’esposizione “Territorios Imaginados” vuole offrire alla comunità di San Sperate e ai visitatori che nei mesi di maggio e giugno trascorreranno una giornata nel Paese Museo, l’opportunità di confrontarsi con lo sguardo maturo e la stratificazione di significati metabolizzati in un’estrema consapevolezza che i sedici artisti lusitani selezionati dalla curatrice Elisa Noronha hanno sul tema della migrazione.  Al contempo nella consuetudine speratina dell’evento permanente, l’arrivo degli amici portoghesi sarà l’occasione per realizzare una nuova opera d’arte nello spazio pubblico, intreccio delle rispettive culture ed esperienze.

 

L’Associazione Noarte Paese Museo intende ringraziare la Fondazione Biennale d’Arte di Cerveira per avere scelto San Sperate come prima meta per l’internazionalizzazione della propria Collezione; il Comune di Vila Nova de Cerveira e la Direzione Generale delle Arti della Repubblica Portoghese per aver supportato questa straordinaria iniziativa; il Comune di San Sperate per essersi messo in gioco intraprendendo un complesso e ambizioso processo di internazionalizzazione dell’Istituzione; la Regione Autonoma della Sardegna per il sostegno alla valorizzazione dell’immenso patrimonio del paese museo; la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna per la collaborazione. 

E infine la comunità speratina, fatta di persone e di associazioni che come di consueto contribuiscono a più livelli a rendere straordinaria qualunque cosa qui accada.

 

Come suggerisce il titolo della mostra, l'arte ci permette di immaginare. 

Ecco quindi che, unendo le nostre storie, ci proietteremo utopicamente in territori in cui la parola migrazione ha quale unico sinonimo la libertà.

 

Manuela Serra
Presidente dell'Associazione Noarte Paesemuseo

 

Perchè San Sperate?

della Dott.ssa Emanuela Katia Pilloni (Assessore alla cultura del Comune di San Sperate)

 

L’arte come elemento unificatore di distanze umane e sociali è alla base della filosofia del Paese Museo, di cui nel 2018 si sono celebrati i primi cinquanta anni di vita. 

Gli scambi culturali che si sono avvicendati in questo mezzo secolo sono stati innanzitutto relazioni umane, confronti tra civiltà e storie diverse, visioni del mondo plasticamente in fieri. 

Il viaggiatore – inteso come migrante apportatore e fruitore di cultura - è ancor oggi la forma di turista che meglio rappresenta il concetto di San Sperate paese dell’ospitalità, dell’accoglienza e della crescita umana. 

Alle centinaia di artisti che, scegliendo di operare nel Paese Museo, hanno contributo ad alimentare e divulgare in Europa e nel mondo il sogno utopico di una società priva di barriere e confini, San Sperate ha offerto - e continuerà ad offrire - tele bianche da dipingere, pietre da scolpire, ma soprattutto mani tese da stringere e orecchie e occhi avidi di bellezza. Quella bellezza insita nell’incontro fruttuoso, che vivendo di emozioni e generando opportunità, ci ha resi comunità incline all’ospitalità e al dialogo.

Quale tema migliore delle migrazioni si sarebbe potuto scegliere, dunque, per cementare il sodalizio culturale con una delle più antiche e prestigiose biennali d’arte dell’Europa? 

Quale luogo migliore del Museo del Crudo, simbolo di una civiltà contadina semplice che si è scoperta all’altezza di dialogare alla pari con grandi centri di produzione artistica europea, avrebbe potuto ospitare una mostra che è soprattutto narrazione di partenze e di arrivi, di terre abbandonate e approdi ricercati?  

Le migrazioni, in qualità di storie di vita raccontate da chi accoglie e da chi è accolto, sono il viatico simbolico alle sfide sociali e culturali che il nostro paese si appresta ad affrontare nei prossimi decenni.

 

 

Territórios imaginados

della Dott.ssa Elisa Noronha (Curatrice dell'esposizione)

 

La migrazione, sia come esperienza di vita che come racconto, è una storia condivisa dalla maggior parte di noi. Forse perché non riguarda solo coloro che arrivano e vanno via, ma anche chi resta e accoglie.

Quando pensiamo alle migrazioni umane costruiamo miti, narrazioni, memorie collettive e individuali. Allo stesso tempo, le nostre rappresentazioni sono in continua evoluzone, determinate da immagini: grazie all’imponente copertura mediatica, la migrazione non è mai stata così presente nelle nostre vite quotidiane, come lo è oggi; inoltre, le implicazioni economiche, politiche, etiche, culturali ed emotive dei processi migratori, non sono mai stati così evidenti. Identità, senso di appartenenza, retaggio, origine, confine, movimento, nazione, diaspora, straniero e rifugiato, sono alcune delle rappresentazioni che complessificano la migrazione come fenomeno di esperienza umana. Selezionare, enfatizzare o escludere uno qualsiasi di questi concetti nell’ambito di una riflessione sul tema  significa creare una struttura responsabile motivatrice di interpretazioni (significati) della migrazione come realtà multiforme, concreta e immaginata.

 

Fatta questa premessa, vi proponiamo una visione della migrazione attraverso la percezione del territorio.

Prima di tutto come spazio-tempo costruito, vissuto e socialmente condiviso, la cui esistenza determina il modus operandi della migrazione contemporanea - un processo caratterizzato dall’avventura dello spostamento di individui, gruppi di persone o comunità intere da un territorio ad un altro. In secondo luogo, come spazio-tempo costruito da una dominazione politico-economica, ma anche da un’appropriazione simbolica e soggettiva che conferisce al territorio il potere di delimitare ed essere delimitato da identità culturali. Infine, e soprattutto, il territorio come spazio-tempo immaginario operante in maniera diversificata, dinamica e flessibile attraverso quelle relazioni che instauriamo nel quotidiano a livello locale, personale, sociale, istituzionale, economico, politico e culturale.

 

Nel costruire questa visione abbiamo messo insieme i lavori di 16 artisti, provenienti da generazioni diverse - ma con un territorio in comune, il Portogallo - in una narrativa esplorativa di immaginari possibili: il territorio originale e primordiale, che fà da teatro al nostro racconto viene suggerito dai lavori di Samuel Rama (Scavo # 19, 2008) e Francisco Tropa (Senza Titolo, 2011); i territori ricostruiti, riespressi, ed i territori protetti da una vita in movimento (l’emigrante) sono illustrati da Mário Ambrózio (Senza Titolo, 2009), Ana Maria Pintora (Associazione per la difesa del patrimonio affettivo, 2009), Bartolomeu Cid dos Santos (Benvenuti a Samarra, 2003), Isaque Pinheiro (Taglio e Ritaglio, 2013), Martinho Costa (Senza Titolo. Vecchia Casa a Giesteira, 2018) e Ana Pimentel (Una finestra aperta verso l’orizzonte, 1999); il territorio come spazialità sociale permanente e fluida, contenuta da limiti e confini, viene messo in evidenza dai lavori di Carlos Casteleira (Minho, 2015) e Os Espacialistas (Gli spazialisti e una iniziativa necessaria. Frontiera, 2013); il territorio come risultato della costruzione del sapere, memoria e informazioni raccolte, è proposto da Inês Norton (Archivilizzazione, 2017); concludiamo con il territorio come spazio per l’iscrizione dell’identità, “Io” e “l’Altro”, “Autoctono” e “Intruso” soggettivamente appropriate a simbolo di appartenenza, e come metodo per la conservazione di un’identità collettiva/territoriale da un punto di vista estetico, espresso attraverso i lavori di Antonio Barros (Es patriare, 1999-2012), Helia Aluai (Io e Lui, 2011), Henrique Neves & Michael Langan (La Signora Gaia, 2014), e Lauren Maganete (Semplicemente Camminando IV , 2013).

 

Le opere sono esposte presso il Museo del Crudo di San Sperate in via Roma 15.
L'ingresso è gratuito e gli orari di apertura sono i seguenti: Martedì - Domenica: dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00

 

Per informazioni:

mob. 348.90.13.825

email: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

 


 

 

L'esposizione Territorios Imaginados  è stata realizzata grazie al contributo di:

República Portuguesa – Cultura / Direção-Geral das Artes all'interno del progetto della Fundação Bienal de Arte de Cerveira: The Collection on the Road

Comune di San Sperate Assessorato alla Cultura

Regione Autonoma della Sardegna - Assessorato alla cultura all'interno del progetto POR Culture Lab SansperArte