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Una Pietra Sonora dalla Sardegna alla Triennale di Milano
quale omaggio ai 100 anni di Gillo Dorfles

 

Venerdì 2 Luglio 2010 alle ore 18.30 nei giardini della Triennale di Milano, verrà inaugurata una grande "Pietra Sonora" di Pinuccio Sciola che sarà presentata dal presidente Davide Rampello. La scultura è una tangibile testimonianza di affetto e doveroso ringraziamento a Gillo Dorfles da parte di tutto il mondo della cultura e dell'arte. Il perchè della pietra Sonora è documentato in una preghiera che il critico d'Arte scrisse per la presentazione della mostra di Sciola nella Piazza inferiore della Basilica di San Francesco in Assisi nel 2003:

Le "pietre sonore" di Pinuccio Sciola hanno il potere di suscitare in noi l'equivalente d'un evento sacro; o almeno di un evento dove il fattore simbolico s'incarna in un'opera che - prima di essere dell'uomo - è del creato (o, forse, del Creatore).

Gillo Dorfles

La scultura, sistemata accanto alla grande fontana di De Chirico accompagnerà con i suoi suoni liquidi il silenzio dell'acqua che è rimasta imprigionata dal tempo e che oggi possiamo ascoltare grazie alla fantasia degli artisti.

Una presenza permanente della Sardegna nel tempio dell'Arte del Parco Sempione di Milano

Spesso ci si chiede come possa sopravvivere ai nostri giorni un'arte sacra, quando la figuratività è quasi scomparsa e, d'altronde, non si sà come sostituire la carica iconologiea del passato.
Ebbene, le "pietre sonore" di Pinuccio Sciola hanno il potere di suscitare in noi l'equivalente d'un evento sacro; o almeno di un evento dove il fattore simbolico s'incarna in un'opera che - prima di essere dell'uomo - è del creato (o, forse, del Creatore).
Per questa ragione, i grandi massi di basalto, lisci o seghettati, dalle sagome incerte o talvolta decisamente precisate e imbrigliate dall'intervento dell'artista, ci appaiono del tutto consone e consanguinee con lo spazio mistico della Cattedrale di Assisi dove sono sistemate, provenienti dalla loro "patria" di San Sperate in Sardegna. E sembra quasi che siano piovute, se non dal cielo, dalle pendici del maestoso Subasio che si erge a poca distanza dalla città di S. Francesco.
Pietre lavorate, o lasciate parzialmente integre come la natura le generò; ma anche pietre che, attraverso l'intervento sottile minuzioso dello scultore, attraverso la rete continua delle incisioni causate dai dischi d'acciaio, hanno finalmente potuto emanare quella arcana voce che ora dalla profondità della pietra si sprigiona, anche solo a sfiorarne la superficie.
Voce e suono della pietra, da sempre inclusi e celati nella densa sostanza lapidea, ma che col cauto sfregamento della mano si rifanno vivi.
Le sculture di Sciola - ormai ben note in Italia e all'estero - derivano da un lento processo di maturazione dell'artista, il quale ha avuto la ventura di essere nato in un "continente" (la Sardegna non è soltano un'isola) del tutto particolare e di aver compreso che le forze "ctonie", ancora vive nel sottosuolo dell'isola, dovevano essere interpretate e mai tradite. E per questa ragione che, nonostante i molti viaggi e soggiorni in ogni parte del mondo, il fatto che Sciola abbia preferito rimanere ancorato a San Sperate, è la prova di come, solo qui, poteva trovare quell'incontro di natura e cultura, di fantasia e tradizione: quell'unico "imprinting" determinato dal territorio, dall'atmosfera, dalla memoria ancestrale, che gli permettesse di trovare sempre nuovi impulsi per la realizzazione dei suoi lavori; oggi non più solo scultorei e sacri, ma persino talvolta "luminosi" per l'inserzione di fibre ottiche nelle sottili scanalature tra le lamelle scavate nel basalto. Ecco, allora, come possiamo concludere questa breve nota, affermando che l'incontro delle pietre di Sciola con l'atmosfera mistica e incantata di Assisi, non poteva non suscitare un evento del tutto eccezionale - anche per gli eventuali oppositori d'un'arte religiosa odierna.

Un evento che rivela la possibilità, anche ai nostri giorni, di una creazione artistica dove l'incontro della natura con la fantasia - attraverso la "scoperta" delle intime caratteristiche del materiale usato, - rende possibile un nuovo "miracolo": di vedere ridiventare "sacra" anche l'arte d'un'epoea "esecrabile" come la nostra.


Gillo Dorfles