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CFF >>> La signorina Effe

Regia di Wilma Labate

Sceneggiatura: Wilma Labate, Domenico Starnone, Carla Evangelista

Fotografia: Carlo Zamarion

Montaggio: Francesca Calvelli

Interpreti: Filippo Timi, Valeria Solarino, Fabrizio Gifuni, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino,Giorgio Colangeli

Produzione: Bianca Film, RaiCinema

Distribuzione: 01 Distribution

Italia 2007, colore 95’.

… “La fine dell’amore, della passione, della lotta: l’agonia degli anni ‘70”. E’ la Signorina Effe di Wilma Labate, che riporta Torino all’ottobre 1980: la marcia dei 40mila quadri e impiegati Fiat, che si oppongono allo sciopero degli operai, lungo 35 giorni, contro i 23mila licenziamenti decisi dal Lingotto. 27 anni dopo la regista romana (Domenica, La mia generazione in repertorio) gira un “melò con le virgolette”, storia di passione tra l’impiegata Valeria Solarino (Emma) e l’operaio Filippo Timi (Sergio) – nel cast anche Fabrizio Gifuni, Sabrina Impacciatore, Fausto Paravidino e Giorgio Colangeli.

Tra filmati di repertorio girati dalla tuta blu Perotti, uno dei 23mila licenziati, e le immagini della votazione davanti ai cancelli della Fiat già utilizzate da Sabina Guizzanti ne Le ragioni dell’aragosta e da Francesca Comencini nel documentario In fabbrica (anche questo presentato al 25° Torino Film Festival), Signorina Effe vorrebbe raccontare – nelle intenzioni della Labate – una ferita ancora aperta, perché “il ’68, gli anni ’70 finiscono nel 1980, dopo tutto è confuso”. In effetti, se non l’inizio della precarietà globale, e la concomitante fine del movimento operaio, l’autunno caldo del 1980 segna un punto di rottura, un vulnus socio-politico, ancora oggi lontano dall’essere rimarginato. Punti di sutura mancanti che la Labate evoca in un film di delicato – e ovviamente precario – equilibrio: da un lato, si sente la tensione della regista verso il love affair nostrano tra Timi e la Solarino; dall’altro, il pugno alzato sul côtè sociale sconfessa la conclusione di questo abbraccio sentimentale. Un dilemma, o meglio un’alternanza, che consegna Signorina Effe in una pericolosa, ma interessante, terra di nessuno, dove i colpi – drammaturgici – non vengono mai affondati e la storia d’amore operaio-impieatizio è strumentale all’affresco di lotta (politica) e di governo (poetico).

Quindi, spazio agli interpreti per un “film d’attori”, a cui la Labate lascia le mani libere per riportarci a quelle infuocate e fosche atmosfere: a farle da padrone, paradossalmente, è l’operaio Timi, credibile, appassionato e massiccio tanto da mettere in ombra una Solarino sulle punte. Convincenti anche i comprimari: dalla sorella di Emma, Sabrina Impacciatore, “sgarzolina” quanto serve, al suo fidanzato Fausto Paravidino, che (si) lascia a bocca aperta; dall’impeccabile “dirigente bastardo” Gifuni a Colangeli, bravo nonostante i ridottissimi spazi di manovra. Tra limiti di budget e tempo per le riprese (evidenti soprattutto nel finale), Signorina Effe riesce comunque ad appassionare: raccontando la fine delle passioni.

da Vivilcinema n°1/2008 pag.34

 
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