San Sperate 25 - 31 Luglio 2010

attraverso il quale il creato si muove. L'uomo non è un sole, una stella al centro di un sistema spaziale di
movimento, bensì un semplice passeggero su un fragile "veicolo" sperduto nel traffico cosmico”
Attraverso il Butoh il corpo riscopre la sua natura, si rivela con tutta la sua ingenua e assurda autenticità. ll corpo che danza è attraversato alla vita in tutta la sua drammatica verità, si fa mezzo per rimembrare esistenza organica altra; fino al momento in cui la verità organica della carne non emerge, luminosamente consapevole.
Una ricerca personale totalizzante, che coinvolge la storia, le esperienze, le memorie dell'individuo. L’uomo si fa varco tra due dimensioni e la sua carne diviene il limite tra il dentro ed il fuori. Una terra di confine dove transitare per potersi elevare, per poter andare oltre. Un viaggio a ritroso verso l'origine di sé, dell’uomo, dell’universo.
www.alessandropintus.com
Conclusione del laboratorio di danza Butoh
Piazza Croce Santa - San Sperate
sabato 31 luglio 2010 - ore 18:00
Corpi che toccano muri.
Attraverso la danza Butoh il corpo riscopre la sua natura, l’uomo si fa varco tra due dimensioni e la sua carne diviene il limite tra il dentro ed il fuori.
Una terra di confine, come il muro, che a San Sperate diventa pelle, membrana osmotica capace di relazionare spazio privato e spazio pubblico, storie personali e memorie di una comunità.
Tra i muri, danzatori.
Così si conclude il laboratorio di danza Butoh tenuto dal danzatore e coreografo Alessandro Pintus a San Sperate.
Il laboratorio, organizzato dall'associazione NON Company con le associazioni Vox 2000, Gothic Time e Il corpo sottratto, si è svolto a partire dal 25 luglio a San Sperate. La tematica del laboratorio di danza (giunto ormai al suo quarto anno in Sardegna) ha quale tema il FUOCO, come elemento catalizzatore, e la TERRA, come materia prima utile alla creazione di uno spazio-corpo nuovo, trasformato dal potere della danza. Tatsumi Hijikata fondatore della danza Butoh usava spesso affermare che la sua danza nasceva dal “fango”, quindi della terra.

