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Il lavoro della giuria

Il workshop dedicato alla Città dell'Ascolto si è concluso il 9 settembre 2012 con una presentazione al pubblico dei lavori prodotti dagli 11 artisti partecipanti. Gli interventi hanno assunto forme differenti, dalla documentazione e dimostrazione tecnica di interventi artistici in situ, all'installazione artistica audio-visiva, alla performance e l'improvvisazione musicale. I progetti hanno rivelato pratiche e tematiche attuali dal punto di vista di una possibile “prassi poetica” contemporanea, quali l'incisione e la registrazione in relazione alla materializzazione della memoria (Paolo Baraldi, Tim Gorinsky, Leon Wilmanns), il mapping come strategia di orientamento e cognizione del territorio (Renate Boden, Mehmet Akif Büyükatalay), il posizionamento del soggetto tra azione e percezione (Malgorzata Calusinska, Miriam Gossing, Johanna Steindorf), il design dello spazio come azione creativa e comunitaria (Florian Egermann, Panu Kontkanen, Jakob Penca).

A conclusione della presentazione la giuria, presieduta dal maestro Pinuccio Sciola e composta da Manuela Serra (presidente dell'associazione Noarte), Andreas Altenhoff (docente dell'Accademia di Arti Multimediali di Colonia), Francesco Casu (regista e artista multimediale) e Susanna Schoenberg (artista multimediale), ha ricostruito il percorso dei lavori presentati tenendo conto sia delle specifiche qualità artistiche dei progetti realizzati, come dell'interpretazione della tematica dell'ascolto. Sia l'aspetto dell'innovazione (delle tecniche e forme del linguaggio) che quello della sensibilità per la tradizione locale di una prassi artistica dedita al coinvolgimento comunitario hanno svolto un ruolo fondamentale nella selezione di due progetti particolarmente meritevoli.

L'installazione audio-visiva prodotta da Johanna Steindorf approccia una nuova frontiera del racconto, in particolare del racconto dello/nello spazio, in cui l'artista unisce la dimensione cinematografica della soggettiva (acquisita dalla piattaforma street-view) a una visione spaziale del suono (basata sulla registrazione binaurale), producendo così un lavoro di geo-referenziazione di qualità originale che diventa personale e autoriale. Con »present views on past streets« Johanna Steindorf da prova della capacità di essere autrice ricorrendo a tecniche e apparecchi di visione e locazione virtuali per dare spazio ad una prospettiva intimistica raffinata e profonda.

Con il suo intervento basato sulla pubblicazione attraverso l'uso di codici QR di testimonianze raccolte sul posto Mehmet Akif Büyükatalay ha saputo interpretare la personalità di San Sperate come un paese che si racconta, intercettando così l'affettività dei luoghi. L'uso della tecnologia (dei codici, della telefonia cellulare, di internet) risulta umanizzato attraverso il coinvolgimento di persone chiamate a rappresentare se stesse attraverso il proprio legame affettivo verso luoghi specifici. »Cosa San Sperate ha da raccontare« si profila come un progetto d'intervento urbanistico capace di rivelare siti e strade di memoria, un progetto ideato per crescere autonomamente.